02/11/10

NBA, costruire una contender

Ho cominciato a collaborare con il sito italiano Basketnet. Questo il primo articolo della mia rubrica.


L’estate appena trascorsa segnerà inevitabilmente i prossimi 10 anni di storia NBA. Se ne è discusso a lungo, si è parlato di mercato, firme, scambi, rinnovi. Ma soprattutto si è parlato di loro, di James, Wade e Bosh, i nuovi Big Three della pallacanestro americana. La scelta di LeBron ha scatenato una serie infinita di commenti, creando una netta divisione tra coloro che si sono mostrati entusiasti o assolutamente critici nei confronti di King James e della sua decisione. In questo articolo tuttavia non parleremo dei nuovi Heat, di chi sarà il loro leader, di chi prenderà in mano Miami nei momenti decisivi; ci concentreremo invece sul lavoro di Pat Riley, e sulla difficoltà per un executive NBA di costruire una contender sostanzialmente da zero, attorno a 3 grandi giocatori arrivati dal mercato dei Free Agent. Già perché paradossalmente il difficile per Riley e l’intero front-office di Miami è cominciato dopo l’annuncio di James, con un Salary Cap già occupato per 43 milioni di dollari dai soli ingaggi delle tre stelle (peraltro arrivate al taglio di stipendio pur di giocare con la stessa maglia) e la disponibilità di circa 15 milioni di dollari per completare il roster, non sforare il Cap e consegnare nelle mani di Spoelstra (o di Riley?) una squadra pronta a vincere da subito. Decisamente pochi, se si pensa che i Los Angeles Lakers campioni in carica e assoluti favoriti sfiorano i 100 milioni di dollari di monte ingaggi (per la precisione 95.2). Questo perché la presenza di alcune eccezioni salariali come la Mid-Level Exception in un certo senso “aiuta” quelle squadre già sopra al Cap ma disposte a spese incredibili pur di confermarsi ai vertici della NBA, mentre penalizza progetti come quello degli Heat, di fatto arrivati alla fatidica estate 2010 senza mezzo giocatore sotto contratto. Il paragone con i Big Three di Boston infatti non regge: i Celtics avevano già a roster i due uomini destinati a completare il quintetto (Rondo e Perkins), oltretutto sotto il controllo salariale dei biancoverdi per cifre che possiamo definire ragionevoli. Riley ha dovuto ricostruire tutto invece, riuscendo tuttavia ad allestire un team competitivo (ancorchè incompleto a mio modo di vedere) e in grado di lottare per il vertice della Eastern Conference contro le potenze Celtics e Magic.
L’articolo che propongo oggi prende spunto dalla difficoltà di costruire una contender NBA praticamente da zero, principalmente a causa delle regole del Salary Cap. Per farlo mi sono ispirato ad un lavoro del mio amico Renè Saggiadi, apprezzato analista italiano del baseball MLB. Cosa ha fatto? Renè ha provato a costruire una squadra MLB scegliendo a posteriori giocatori firmati con contratto di un anno dai rispettivi club. Ha poi valutato il loro impatto tramite l’indicatore statistico avanzato WAR (Wins Above Replacement) “dando vita” ad una squadra da circa 104 W nella stagione regolare della MLB, che ne avrebbe fatto la numero uno assoluta del baseball americano. Perché giocatori con contratti così brevi? Perché chiaramente costano meno ed ha quindi messo su una contender (ripeto: a posteriori, quindi senza prevedere come sarebbero andati i giocatori in quella precisa stagione) spendendo meno di 100 milioni di dollari di salari. In pratica un roster che costa meno della metà di quello dei formidabili e ricchissimi campioni in carica dei New York Yankees.
Il mio progetto è un filo diverso. Sono partito da due considerazioni molto semplici: innanzitutto la NBA presenta un Salary Cap e per la mia idea (che analizza i dati della Regular Season 2009-2010) avevo un budget di circa 58 milioni di dollari (corrispondente appunto al tetto di 57.7 milioni fissato per l’ultima stagione) per un roster di 15 giocatori; ho poi pensato di costruire la squadra attorno a due stelle, perché la NBA e la sua storia insegnano come la presenza di due star all’interno di una contender sia requisito fondamentale per puntare al titolo, salvo rarissimi casi (ad esempio i Pistons 2004) che rappresentano una vera e propria eccezione all’interno dell’ “albo d’oro”. Il punto fondamentale tuttavia è un altro, ovvero l’indicatore statistico di cui mi sono servito per calcolare le ipotetiche vittorie in Regular Season che avrebbe raggiunto la mia squadra. Ebbene anche io mi sono servito di un rilevatore avanzato, trattasi del cosidetto Win Shares (WS) che possiamo trovare sull’ottimo sito Basketball-Reference. Il Win Shares fondamentalmente analizza il contributo di ogni singolo giocatore nei successi della propria squadra, nell’ipotesi in cui un WS corrisponda ad una vittoria. L’indicatore statistico è diverso dal WAR utilizzato dagli analisti MLB ma è tuttavia interessante per procedere con l’idea alla base di questo articolo. I punti in comune con il lavoro da cui ho preso spunto sono invece due: ho scelto solo giocatori che hanno firmato contratti annuali per la stagione 2009-2010(ad eccezione delle due star attorno a cui costruirò la squadra) ed ho analizzato la situazione a posteriori, cioè immaginando di metter su un team conoscendo i WS che i giocatori selezionati avrebbero prodotto.
Di seguito propongo quindi il mio roster, con quintetto base, panchina e dati relativi a Win Shares e salario:

1. Jason Williams, G, 4.5 WS, 1.306.455 $

2. LeBron James, G-F, 18.5 WS, 15.779.912 $

3. Matt Barnes, F, 5.9 WS, 1.600.000 $

4. Amare Stoudemire, F-C, 10.7 WS, 16.378.325 $

5. Ben Wallace, C, 4.7 WS, 1.306.445 $

6. Carlos Arroyo, G, 3.7 WS, 1.107.572 $

7. Wes Matthews, G, 4.6 WS, 457.800 $

8. Hakim Warrick, F, 3.5 WS, 3.000.000 $

9. Channing Frye, F-C, 6.4 WS, 2.000.000 $

10. Juwan Howard, F-C, 2.6 WS, 1.306.455 $

11. Anthony Tolliver, F, 2.5 WS, 359.546 $

12. Flip Murray, G, 1.8 WS, 1.990.000 $

13. Joe Smith, F-C, 0.9 WS, 1.306.455 $

Subito le considerazioni. Come si vede ho costruito la squadra attorno a due superstar, una nel pacchetto esterni (James), l’altra tra i lunghi (Amare Stoudemire). Ho poi selezionato “solo” 13 giocatori, lasciando cioè due posti nel roster per eventuali scelte al Draft/giocatori provenienti dall’Europa di cui la mia squadra detiene i diritti. Ho infine cercato di realizzare un roster equilibrato, completo in tutti i ruoli da un punto di vista tecnico e giusto mix tra giovani e giocatori di esperienza. I risultati statistici li otteniamo con due semplici somme: il roster in questione sarebbe costato “solamente” 47.9 milioni di dollari, quasi 10 milioni sotto al Cap fissato dalla Lega. In più il dato delle WS è addirittura clamoroso: la somma totale è 70.8 WS. Anche considerando l’errore statistico (che Basketball-Reference ci dice compreso tra 3 e 4 vittorie) otteniamo una squadra che avrebbe totalizzato 67-68 vittorie in Regular Season, non lontano dal record dei leggandari Bulls 1995-1996 di Jordan, Pippen e Rodman.
Ora è chiaro che ci sono tante domande a cui rispondere e che io stesso mi sono posto: ma i giocatori avrebbero prodotto davvero queste vittorie giocando insieme? Si sarebbero trovati bene a convivere nello stesso sistema? Come sarebbe stata la stagione di giocatori come Frye o Wes Matthews in sistemi diversi che non ne avessero esaltato le caratteristiche come Phoenix o Utah? E difensivamente questa squadra che difficoltà avrebbe avuto? La stagione della vita fatta da alcuni nomi della nostra lista sarebbe stata ripetuta in quei termini? Quesiti assolutamente legittimi, cui mi piacerebbe dare delle risposte ma che purtroppo, non avendo visto questa squadra sul campo, non potremo mai dare.

Da qui la conclusione della mia analisi: certamente non è possibile stabilire a priori se sia pensabile costruire un roster da zero soltanto basandoci su un’analisi statistica che valuti la produzione effettiva di un gruppo di singoli giocatori scelti per comporre il roster di una contender. E’ altrettanto vero però che l’analisi oggettiva di quello che è il gioco permette oggi di valutare i giocatori in maniera certamente più efficace di quello che si poteva fare con le statistiche “tradizionali” e che con un po’ di fortuna e un sistema di gioco che esalti le caratteristiche del proprio gruppo sia anche possibile costruire una contender senza svenarsi da un punto di vista economico e potendo valutare “realmente” l’impatto di un giocatore all’interno di una squadra, anche in termine di vittorie effettivamente “prodotte” dal singolo atleta.

01/11/10

Vecchio nome, squadra "nuova"

Dopo quattro anni la Serie A del basket italiano cambia padrone. Era il 4 Novembre del 2006 e cadendo sul campo della Snaidero Udine la Montepaschi Siena consegnava lo scettro di prima della classe alla Vidivici Bologna. Scettro che in casa Virtus restò veramente poco: Siena cominciò a dominare il nostro campionato proprio a partire da quella sconfitta, inanellando quattro stagioni da dominatrice assoluta che avrebbero portato altrettanti scudetti nella città del Palio. Oggi, Primo Novembre 2010, il cambiamento: Milano passa a Biella e la sconfitta di Siena sul campo di Varese consegna alla Lega A una nuova capolista. Ad una prima occhiata Siena sembrerebbe la solita squadra degli ultimi anni: solito sponsor (Montepaschi), solito allenatore (Pianigiani), solito presidente (Minucci), solito leader (Stonerook). Si scriveva Montepaschi Siena, si scrive tutt'oggi Montepaschi Siena. Eppure, dopo sole tre partite di campionato, la sensazione è quella di avere a che fare con una squadra "nuova", "diversa", parente non troppo stretta dell'ultima, dominante, creatura di Minucci.
Proviamo allora ad analizzare i parzialissimi dati di questo inizio stagione, paragonandoli con quelli delle prime 3 giornate dello scorso campionato. Per il 2009-2010 considereremo le giornate che vanno dalla numero 2 alla numero 4, senza prendere in esame la non competitiva giocata da Siena contro la poi esclusa Sebastiani Napoli alla prima dello scorso campionato.
Nel blog è presente un link che porta al mio articolo sulle "ragioni del successo"; sarà dunque studiando i cosiddetti Four Factors che proveremo ad analizzare l'inizio stagione senese.
Il primo dato è probabilmente il più importante: analizzando la percentuale reale ci accorgiamo di una differenza sostanziale: Siena sfiorava il 60.7% eFG%, contro il 54.3% attuale. Evidente come il cambiamento di gioco, molto meno perimetrale dello scorso anno visti i cambiamenti nel roster, abbia portato ad un minor numero di triple realizzate e ad un conseguente cambiamento nel dato statistico indicato. Il cambiamento di giocatori e l'arrivo di interpreti diversi dal passato si sente ancora di più negli altri 3 fattori: a differenza del 2010 Siena ha un rapporto perse/possessi più alto (21.4% di TOV%, control il 18.5% dello scorso anno), va in maniera simile a rimbalzo offensivo (30.1% la percentuale dei rimbalzi difensivi catturati contro il 32.6% di un anno fa) ma soprattutto tira più liberi in relazione ai tiri presi dal campo: la FT/FGA di quest'anno è 34.3% mentre 12 mesi fa si fermava al 27.5%. Risulta quindi evidente che Siena sia un'altra squadra da un punto di vista offensivo, molto meno legata al tiro perimetrale e certamente più ricca di giocatori che attaccano il ferro.
Anche difensivamente i dati sono interessanti: se da un punto di vista balistico Siena continua a concedere poco alle avversarie (la eFG% di quest'anno è 51.8%, molto simile al 50% dello scorso anno), registriamo dati clamorsi per quel che riguarda i rimbalzi, la percentuale di perse degli avversari e la FT Ratio. Siena nelle prime 3 partite di questa stagione è andata molto meglio a rimbalzo difensivo, catturando il 76.1% delle carambole disponibili contro il basso 53% delle prime 3 partite della scorsa stagione (dato comunque da prendere con le molle, troppe poche 3 partite giocate); è invece peggiorata nel recupero del pallone, portando la propria TOV% al 26.3% rispetto al super 33.5% della scorsa stagione; infine non si può non notare come gli avversari arrivino di più al ferro: quest'anno il rapporto FT/FGA degli avversari di Siena sfiora il 41% (40.9% per la precisione), l'anno scorso di questi tempi era fermo al 28.6%.
Per completare la nostra analisi introduciamo i valori dell'Offensive e Defensive Rating: nelle prime 3 partite della scorsa stagione Siena aveva un fantastico 119.9 di Efficienza Offensiva e un ottimo 97.8 per quel che riguarda il dato difensivo; dato difensivo che rimane abbastanza simile anche in questo 2010-2011 (99.3) mentre è nettamente calato l'indicatore offensivo, sceso a 106.8 (in pratica 1.06 punti ogni 100 possessi, contro gli 1.19 punti su 100 possessi dello scorso anno).
Senza dubbio abbiamo a che fare con un sample size ridottissimo e la nostra analisi non può che essere parziale. Tuttavia alcune tendenze della Siena attuale non possono essere ignorate e dando un'occhiata ai dati offensivi risulta evidente il concetto alla base di questa analisi: Siena è una squadra molto diversa rispetto a quella che metteva paura a tutta l'Italia cestistica.
Più forte o più debole? Solo il tempo potrà dirlo (e il rientro di Hairston aggiungo io).

22/12/09

Analisi sull'inizio di Jennings

Su Basket Central ho fatto un pezzo sull'inizio NBA di Brandon Jennings paragonando i suoi numeri a quelli della sua stagione europea (deludente).

Ecco il link:

Brandon Jennings, the change

21/12/09

Un po' di vecchia "stuff"

L'assenza degli ultimi mesi è stata importante e me ne scuso. Sto lavorando ad un progetto personale: vi dirò se la cosa andrà a buon fine . Ho deciso di ritornare a scrivere sul blog in maniera frequente, senza dimenticare gli impegni universitari.
Per ricominciare parto con qualche vecchio link relativo alla rubrica che curo su Basket Central, Basket&Numeri.

A partire da oggi linkerò su questa pagina ogni articolo di B&N che andrà online su basketcentral.it.


Buona Lettura







25/06/09

Mock Draft 2.0

Editerò direttamente il Mock precedente. I Knicks prendono la scelta numero 29 dai Lakers. Attenzione ai Nets che potrebbero cambiare obiettivo dopo la trade che ha spedito Vince Carter a Orlando in cambio di Alston, Battie e soprattutto Courtney Lee. Portland data fortissima su Casspi del Maccabi.

  1. Los Angeles Clippers Blake Griffin
  2. Memphis Grizzlies Hasheem Thabeet
  3. Oklahoma City Thunder Ricky Rubio
  4. Sacramento Kings Tyreke Evans
  5. Minnesota Timberwolves James Harden
  6. Minnesota Timberwolves Jonny Flynn
  7. Golden State Warriors Jordan Hill
  8. New York Knicks Stephen Curry
  9. Toronto Raptors Demar Derozan
  10. Milwaukee Bucks Jrue Holiday
  11. New Jersey Nets Terrence Williams
  12. Charlotte Bobcats James Johnson
  13. Indiana Pacers Ty Lawson
  14. Phoenix Suns Brandon Jennings
  15. Detroit Pistons Gerald Henderson
  16. Chicago Bulls B.J.Mullens
  17. Philadelphia 76ers Eric Maynor
  18. Minnesota Timberwolves Earl Clark
  19. Atlanta Hawks Dejuan Blair
  20. Utah Jazz Tyler Hansbrough
  21. New Orleans Hornets Jeff Teague
  22. Portland Trail Blazers Omri Casspi
  23. Sacramento Kings Austin Daye
  24. Dallas Mavericks DeMarre Carroll
  25. Oklahoma City Thunder Sam Young
  26. Chicago Bulls Taj Gibson
  27. Memphis Grizzlies DaJuan Summers
  28. Minnesota Timberwolves Jonas Jerebko
  29. New York Knicks Wayne Ellington
  30. Cleveland Cavaliers Rodrigue Beaubois

NBA Draft, gli altri

Chiudo con una breve presentazione di alcuni giocatori interessanti. Il loro range di scelta dovrebbe essere tra la fine del primo giro e l'inizio del secondo. Tra i miei preferiti Nando De Colo.

Toney Douglas, 6-1, PG/SG, Florida State - Tra le sorprese degli ultimi giorni, potrebbe finire nella seconda metà del primo giro. Più guardia che playmaker, realizzatore, eccellente tiro anche dalla lunga. Buon trattamento di palla. Eddie House? 21.5 punti, 3.9 rimbalzi, 2.9 assist, 38.5% da 3 punti.

DeMarre Carroll, 6-8, SF/PF, Missouri - Sinceramente non lo sceglierei al primo giro. Buon tiro, buona intensità, buon giocatore a rimbalzo, buon fisico. Non eccelle in nessuna categoria, mi sembra abbia poca "toughness" e aggressività per giocare ala grande nella NBA a 2,01m. 16.6 punti, 7.2 rimbalzi, 2.2 assist, 36.4% dalla lunga.

Victor Claver, 6-10, SF/PF, Pamesa Valencia (SPA) - Infortunato nell'ultima stagione, è comunque tra i migliori prospetti europei. Potenzialmente mi sembra giocatore da metà primo giro, ma pagherà il lungo stop fisico. Atletone, buon tiro, fisico interessante, può migliorare ovunque. Nelle poche partite giocate (16) 8.3 punti, 4.5 rimbalzi, 65.1% da 2 punti e 41.5% da 3 in 23.0 minuti di media.

Nando De Colo, 6-5, PG, Cholet (FRA) - Compagno di squadra di Beaubois, non capisco come faccia ad essere così indietro nelle graduatorie degli scout. Buon trattamento di palla, tiro, passatore sopraffino, in generale un signor giocatore di pallacanestro. Non è atletico? Chi se ne frega. 14.7 punti, 3.6 rimbalzi, 3.3 rimbalzi, 50.8% da 2 punti con lo Cholet.

Sergio Llull, 6-3, PG, Real Madrid (SPA) - Altro caso di europeo sottovalutato. Capisco che si pensi ad un upside limitato ma scegliere Jennings tra i primi 15 e lui a metà del secondo giro non credo abbia molto senso. Regista, buon fisico (1,90m), light version del più giovane Rubio. In Spagna sono messi bene per il futuro. In 22 minuti di utilizzo 8.6 punti, 2.2 rimbalzi, 2.7 assist, 38.4% da 3 punti.

Marcus Thornton, 6-4, SG, LSU - Giocatore pronto per la NBA, può dare subito un contributo. Discreti fondamentali, buonissimo tiro, capacità realizzative sopra la media. Magari un po' piccolo per giocare guardia nella NBA (1,90m), mi piacerebbe vederlo come cambio di Ginobili nel sistema degli Spurs (che avranno la settima chiamata del secondo round). 21.1 punti, 5.5 rimbalzi, 2.1 assist, 38.5% da 3 punti, 30.3 di PER.

DaJuan Summers, 6-8, SF/PF, Georgetown - Ala dall'eccellente tiro, ci sono diversi punti interrogativi sulle altre fasi del suo gioco. A metà tra il numero 3 e il numero 4, potrebbe essere un discreto cambio delle ali NBA o un giocatore pronto per l'Europa. Deve migliorare a rimbalzo. 13.6 punti, 4.1 rimbalzi, 1.3 assist, 38.5% da oltre l'arco.

Josh Heytvelt, 6-11, PF, Gonzaga - Pensavo fosse più forte. L'ho seguito nella sua carriera collegiale e non è mai esploso definitivamente. Discreto atleta, eccellente tocco, range da 3 punti, interessante mobilità laterale per essere un 2,09m. Dicono abbia qualche problemino fuori dal campo. 14.7 punti, 6.5 rimbalzi, 57.2% nel tiro da 2 punti, 40.4% dalla lunga.

Danny Green, 6-6, SG/SF, UNC - Prototipo del giocatore di ruolo, sarebbe davvero interessante vederlo in una squadra da Playoffs che lo scelga al secondo giro. Esterno completo, tiratore sopra la media, superbo difensore, braccia lunghe, taglia fisica interessante; questo ragazzo mi sembra veramente sottovalutato. Eppure all'università ha vinto e convinto. Per North Carolina 13.6 punti, 4.7 rimbalzi, 2.7 rimbalzi, 1.8 recuperi, 1.3 stoppate, 41.8% da 3 punti.

24/06/09

NBA Draft, 5th - 1st

Ultimi cinque nomi dunque. Griffin sarà certamente la scelta numero 1. Sulle altre posizioni molta incertezza.

Tyreke Evans, 6-5, PG/SG, Memphis - Sul ruolo c'è da fare immediatamente una precisazione: Evans non è un playmaker, ma un giocatore che ama partire con la palla in mano, in punta. Tipica combo-guard, giocatore di pick'n'roll, buon trattatore della palla, sa creare per sè e per i compagni; giocatore che va dentro con la moto, finisce anche subendo il contatto, atletico, forte nella parte superiore di un corpo che controlla benissimo. Molto limitato nel tiro da 3 punti, potrebbe essere proprio questo a portarlo fuori dalle prime 5 chiamate assolute. Versatilità, forza, velocità di piedi e taglia fisica (1,95m) potrebbero renderlo un eccellente difensore NBA, anche se spesso gioca troppo per rubare il pallone. Limiti: tiro da fuori, percentuali ai liberi, ruolo, palle perse. Ma il materiale su cui lavorare c'è tutto. A Memphis 17.1 punti, 5.4 rimbalzi, 3.9 assist, 2.1 recuperi, 27.4% da 3 punti e 30% di Assist Rate.


James Harden, 6-5, SG, Arizona State - Migliore shooting guard del Draft, senza se e senza ma. Giocatore all-around, unisce a una innata capacità di far canestro buonissime doti di passatore e un decision-making migliore di tanti playmaker da primo giro. Decisamente sopra la media anche a rimbalzo, difensivamente è tutt'altro che un giocatore alle prime armi. Tiratore affidabile ma non eccezionale, si dice che sia anche un ragazzo "allenabile", con spiccata etica del lavoro. Ritenuto da molti un po'piccolo per la posizione (ma comunque parliamo di un esterno di 1,94m), deve migliorare il gioco intermedio e il trattamento di palla. Come vedete la descrizione è simile a quella di Roy versione 2006 e come l'All-Star dei Blazers, Harden è considerato uno dei giocatori in assoluto più pronti del lotto anche se con upside limitato. E se continuasse a migliorare come Brandon? Abilissimo a guadagnare falli, deve migliorare dalla lunetta dove comunque tira il 75.6%. Nell'ultima stagione 20.1 punti, 5.6 rimbalzi, 4.2 assist, 1.7 recuperi, 35.6% da 3 punti, Player Efficiency Rating di 29.2.


Hasheem Thabeet, 7-3, C, Connecticut - L'altezza non si insegna. Tra le grandi verità nella storia del gioco, questa è in assoluto una delle mie preferite. Il tanzaniano da UConn verrà scelto così in alto (è proprio il caso di dirlo) perchè i pivot di 2,20m non si trovano al supermercato e perchè comunque potrebbe diventare un giocatore di impatto. Non è ovviamente Shaq, non è nemmeno il primo Mourning. E'un giocatore simile all'altro africano Mutombo, che per lunghezza di braccia, tempismo per la stoppata e presenza in area potrebbe diventare un fattore difensivo importante. In attacco siamo decisamente alle aste, anche se è tiratore di liberi non così malvagio (quasi 63% dalla linea della carità) e si potrebbe lavorare su di lui costruendogli uno-due movimenti in post basso; magari anche meccanici, l'importante è che siano efficaci. E a quell'altezza è difficilmente stoppabile. Deve assolutamente lavorare sulla mobilità e a rimbalzo può far meglio. La stoppata è ovviamente il suo numero migliore, aiutato da un'apertura alare di quasi 2,30m. Esce dal college con i seguenti numeri: 13.6 punti, 10.8 rimbalzi, 4.2 stoppate, 64% dal campo e l'11.9% di Block Rate.

Ricky Rubio, 6-3, PG, Joventut Badalona (SPA) - Se Harden è la miglior guardia tiratrice del lotto, questo è il miglior playmaker del Draft. Ma di gran lunga eh. Creativo, trattatore di palla spettacoloso, due mani per passare, meglio per illuminare il gioco dal palleggio. Alto (in America con le scarpe lo hanno misurato addirittura 1,93m), superbo giocatore di pick'n'roll, ha margini di miglioramento enormi avendo solo 18 anni. Fondamentali tipici del giocatore europeo, è ritenuto un possibile eccellente difensore per le qualità fisiche e per le mani velocissime, che già oggi ne fanno un ladro di palloni con pochi eguali. Da migliorare un tiro da fuori sul quale già ha lavorato molto (quest'anno è passato al 42% nel tiro da 3 punti) e un fisico in questo momento un po' leggero per la NBA. Numero di palle perse elevate, ma con la maturità arriveranno anche scelte migliori. Il vero grosso problema sono le percentuali al tiro: 37.4% da due punti, bassissimo anche per un esterno. Può e deve crescere da quel punto di vista. Tuttavia non avessi bisogno di un numero 4 (e quindi di Griffin) Rubio sarebbe assolutamente la mia prima scelta assoluta. In ACB 10.0 punti, 6.1 assist, 2.6 rimbalzi, 2.2 recuperi in soli 23 minuti di media.


Blake Griffin, 6-10, PF, Oklahoma - Ho sentito tantissime cose sul conto di questo ragazzo: è piccolo, non sarà un fattore nelle aree NBA, non segna da fuori, ecc. Secondo me è fortissimo e non solo perchè andrà alla numero 1. Atleta incredibile, sa giocare in post (non è Duncan però), buonissime mani anche per tirare dai 4 metri, fisico esplosivo. Non altissimo ma certamente nella media del ruolo (2,05m senza le scarpe), a rimbalzo è una forza della natura, soprattutto difensivamente dove a livello collegiale ha spazzato il ferro e portato a casa tutto quello che poteva: 32.4% la sua percentuale a rimbalzo difensivo, terzo della nazione (ma primo in questo Draft). Difensivamente è da costruire, soprattutto come posizionamento ma il corpo e l'atletismo sui quali metter sù un buon difensore NBA sono lì da vedere. Può migliorare anche come passatore (le mani ci sono), e come stoppatore: un atleta con il suo tempismo deve intimidire di più. Occhio soprattutto ai tiri liberi: oggi tira meno del 60%, potrebbe essere un problema grosso. Ricorda il McDyess pre-infortunio e per qualcuno è poco; forse in troppi si sono scordati del giocatore che era Dice con le ginocchia sane. Griffin può avere impatto immediato, mi aspetto un 15+10 già nella stagione da rookie. Scusate se è poco. Ad Oklahoma 22.7 punti, 14.4 rimbalzi, 2.3 assist, 1.1 stoppate, 66% di eFG% e 37.3 di Player Efficiency Rating.